Ispirati ai radiolari e alle curve catenarie, la serie di anelli e bracciali “Cell Cycle” di Nervous System è prodotta in nylon attraverso due unici strumenti che ne permettono la realizzazione: il laser ed un particolare software. Un materiale relativamente povero e del tutto artificiale acquisisce così un’essenza organica per dar vita a forme che richiamano all’istante la struttura del corallo.
Nonostante Riccardo abbia cercato di farmi desistere, non ritenendoli di proprio gusto, ho deciso di postare ugualmente una segnalazione sui ciondoli in argento dell’israeliano “Frantic Jewels”. Forse perché ibridi tra Rodcenko e i manga di Kyoichi Nanatsuki, forse perché adoro la stella a cinque punte e il realismo sovietico o semplicemente perché è sempre così difficile trovare gioielli da uomo curiosi ed inediti, che non siano etnici. Certo un po’ impegnativi, ma innegabilmente clamorosi, tanto quanto i suoi ciondoli ricavati dai meccanismi degli orologi.
“WATCH MECHANISM COLLECTION” nell’approfondimento Leggi tutto »
Nelle sue incisioni Dan Hillier attinge dall’immaginario fiabesco e dalla grafica vittoriana, permeandola ampiamente con linguaggio surrealista zeppo di citazioni alla letteratura e all’arte. Come ogni immagine onirica, l’evocazione di altre figure e l’associazione è del tutto personale e soggettiva. Tra quelle che ho postato io rivedo Max Ernst, una “lovercraftiana” Wilhelmina Harker, Bosch, persino Lewis Carroll. Tocca a voi dire la vostra.
Ora che ho rotto il mio sigillo tibetano mi è difficile trovare un anello capace di rimpiazzarlo. Lo vorrei maschile, grande e possibilmente in argento. Ho sempre considerato l’anello come un oggetto che debba catturarmi, chiamarmi, una sorta di amuleto, come quello con pietra verde che avevo da piccolo quando giocavo a fare “Green Lantern”.
Il mio riferimento quando decido di soddisfare il mio quarto “gotico/dark” è sempre il fantastico “Lady Lavona’s Cabinet of Curiosities”. Da qui i bellissimi anelli in argento e bronzo di Eric Sæter: primordiali, magici. Non si può dire che siano oggetti “muti”. Per la prima volta mi ritrovo attratto dalle cose dorate. Anche a queste Eric è riuscito a dare una propria terrificante aura.
Forse proprio perchè abituato e solitamente attratto da prodotti derivanti da rigore e logica progettuale, sono rimasto colpito dai mobili di Mario Pandiani. Il suo linguaggio è diametralmente opposto a tutto ciò. Egli definisce il suo lavoro come “opera di de-progettazione”, nella quale utilizza frammenti di oggetti e mobili antichi, per ricomporli, attraverso un processo emotivo, in un insieme del tutto nuovo, “scarno” e poetico al tempo stesso.
Lou Rota non ha inventato nulla di nuovo riciclando vecchi piatti e decorandoli con immagini di coleotteri e scarabei. Il tema, già presente persino sui Meissen del settecento, viene però esaltato sino all’eccesso aumentando la scala degli insetti rispetto a quella dei fiori. L’insieme tuttavia mi pare ancora più piacevole, seppure un po’ grottesco e i prezzi abbordabili per chiunque desideri una collezione entomologica su porcellana. Notevoli inoltre i piatti col corvo; è la prima volta che lo vedo rappresentato su un piatto e non sottoforma di statua in porcellana. Assolutamente da esporre su parete!
Dopo aver lavorato come fabbro, frequentato corsi di oreficeria e design, la tedesca Silke Wrede propone ora una sua linea di gioielli in argento smaltati in vari colori, dalle forme rigorosamente geometriche. Lo sviluppo del piano nello spazio, il conseguente contrasto tra vuoti e pieni, la geometria esasperata sono le caratteristiche dei suoi gioielli. Oltre ad anelli, spille, ciondoli, Silke Wrede produce anche lampade ed mobili da giardino. Le forme e l’approccio progettuale sono i medesimi, variano la scala, la funzione, il materiale.
Geniali creatori di carte da parati e tessuti, dopo aver lavorato per varie aziende, su commissione e collaborato persino col creatore di cappelli Philip Tracey, Alistair McAuley e Paul Simmons fondano negli anni 90 Timorous Beasties. Un brand esclusivo, la cui produzione prevalentemente artigianale di tessuti e wallpaper, li ha resi noti ovunque e tali da detenere, grazie alla loro creatività e raffinatezza, il primato assoluto nel settore.
“Glasgow Toile” e particolare, Découper wallpaper, cuscino in “London Toile”
Provocatorie sono le loro reinterpretazioni del “Toile de Jouy”, che osservate attentamente rivelano elementi contemporanei, quali la torre di Foster in “London Toile” o personaggi quali tossicodipendenti e prostitute in “Glasgow Toile”, affrontando in tal modo il tema del degrado sociale della loro città. L’ispirazione a William Morris è dichiarata, tanto più che Timorous Beasties vantano il fatto di essere ormai tra i pochi ad essere artefici del processo creativo e di controllarne al tempo stesso la produzione.
Le opere di iri5, alias Erika Iris Simmons colpiscono soprattutto grazie all’astuzia con la quale l’artista rievoca immagini comuni, con tecnica moderna e abilità sorprendente. Ma questo è solo il mezzo. Ammettendo lei stessa “di amare la nostalgia dell’arcaico”, è con tale spirito malinconico che strappa all’oblio oggetti che altrimenti andrebbero perduti, liberandone l’anima per renderla facilmente percepibile al pubblico. “Ghost in the machine”, serie di opere nella quale materializza, attraverso le bobine di vecchie musicassette montate su tela, i volti degli artisti quali Bob Dylan, Robert Smith, Tom Waits, è l’esempio di questo dualismo tra nostalgia e reinterpretazione pop. Nella maggior parte dei suoi lavori il materiale utilizzato è però la carta, riciclata da vecchi libri. In “Will I am Shakespeare”, ad esempio, il ritratto è interamente composto da un meraviglioso collage di “cut-up” dei suoi sonetti.
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