
Serie “Metamorphose Vessels”, dallo showroom tomdesign
Penso che “inusuale” sia il termine più adatto per definire il processo creativo dell’artista tedesca Alexa Lixfeld: non vi è, da parte sua, un rifiuto “in toto” del processo industriale, ma un’appropriazione dello stesso quale mezzo per giungere ad un risultato ulteriore. La serie di vasi in porcellana “Metamorphose Vessel” è un esempio di questo suo metodo, dove l’iter creativo tra concepimento e sviluppo dell’opera è intercalato dall’elemento virtuale. Le forme primarie sono elaborate al computer tramite autoCAD e prodotte di conseguenza dal tornio elettronico.
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Serie “Metamorphose Vessels”
E’ solo allora che Alexa Lixfeld interviene manualmente a rendere decorative quelle forme, attraverso il processo di spazzolatura con polvere di caolino, esaltandone così la matericità e l’unicità. Ogni pezzo prodotto dalla macchina diviene in questo modo un oggetto unico ed acquisisce una connotazione artigianale. Il metodo di progettazione, elaborazione virtuale e sviluppo geometrico di “Metamorphose Vessel” palesa un approccio quasi architettonico, maggiormente evidente in altre produzioni dove il materiale utilizzato è il cemento o, come nel caso della serie Kubus, nella quale i vasi prismatici in vetro invece che sviluppare ognuno una propria identità formale, sono studiati per incastrarsi l’un l’altro, originando in tal modo un unico volume articolato.

Vasi prismatici “Kubus” e “Metamorphose Vessels”, dallo showroom tomdesign
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artisti, porcellanaTags: Alexa Lixfeld, Kubus, metamorphose vessels, porcelain, tomdesign turin —
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