Lou Rota: vintage porcelain

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Lou Rota non ha inventato nulla di nuovo riciclando vecchi piatti e decorandoli con immagini di coleotteri e scarabei. Il tema, già presente persino sui Meissen del settecento, viene però esaltato sino all’eccesso aumentando la scala degli insetti rispetto a quella dei fiori. L’insieme tuttavia mi pare ancora più piacevole, seppure un po’ grottesco e i prezzi abbordabili per chiunque desideri una collezione entomologica su porcellana. Notevoli inoltre i piatti col corvo; è la prima volta che lo vedo rappresentato su un piatto e non sottoforma di statua in porcellana. Assolutamente da esporre su parete!

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ceramica, grafica, porcellana, riciclo, vintage — by ivan palaia

iri5: pop nostalgia

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iri5

Le opere di iri5, alias Erika Iris Simmons colpiscono soprattutto grazie all’astuzia con la quale l’artista rievoca immagini comuni, con tecnica moderna e abilità sorprendente. Ma questo è solo il mezzo. Ammettendo lei stessa “di amare la nostalgia dell’arcaico”, è con tale spirito malinconico che strappa all’oblio oggetti che altrimenti andrebbero perduti, liberandone l’anima per renderla facilmente percepibile al pubblico. “Ghost in the machine”, serie di opere nella quale materializza,  attraverso le bobine di vecchie musicassette montate su tela, i volti degli artisti quali Bob Dylan, Robert Smith, Tom Waits, è l’esempio di questo dualismo tra nostalgia e reinterpretazione pop.  Nella maggior parte dei suoi lavori il materiale utilizzato è però la carta, riciclata da vecchi libri. In “Will I am Shakespeare”, ad esempio,  il ritratto è interamente composto da un meraviglioso collage di “cut-up” dei suoi sonetti.

iri5

iri5 – Musicassetta su Tela

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Nel mondo incantato di Natalie Capell

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Perdendosi tra gli stretti e chiassosi vicoli gotici del centro di Barcellona, può capitare per caso di ritrovarsi improvvisamente immersi nel silenzio, in un piccolo slargo, dinnanzi a strane vetrine quasi interamente dipinte di nero. E allora è impossibile non curiosare all’interno e scoprire frammenti di un’ ambiente dominato da ombre e luci soffuse.

Natalie Capell

Natalie Capell

Attendendo all’esterno, tra le ombre proiettate sul telone al fondo del negozio, una si anima, si materializza e compare aprendovi l’uscio e invitandovi nel suo “mondo”. Natalie Capell, eterea, in kimono nero, tra essenza di rosa e musica anni 20 in sottofondo, ha creato un’atmosfera perfetta, magica, riproducendo i camerini di un cabaret della “belle époque”. Sul retro vi è il laboratorio, dove lei stessa crea preziosi abiti, partendo da stoffe d’inizio secolo che scova principalmente nei mercati francesi, utilizzando tulle, sete, e impreziosendoli con passamanerie e perline in vetro originali dell’epoca.

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Frédérique Morrel: il poeta del Re-HandMade Vintage

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Frédérique Morrel

Se siete anche voi assidui frequentatori dei mercatini dell’usato, vi sarà capitato più volte di imbattervi in banchi stracolmi di indumenti più disparati e di scovare tra grovigli di tessuti in nylon e jeans, stoffe di raffinata bellezza, capaci da sole di evocare l’abilità manuale e la maestria con le quali un tempo, neanche tanto remoto, sono state create. E’ proprio da quest’emozione che si sviluppa il lavoro di Frédérique Morrel e Aaron Levin, per il “Brand” Frédérique Morrel SARL di Parigi, la cui filosofia si può brevemente sintetizzare nella frase “ricreare a mano ciò che un tempo a mano è stato fatto”.

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